
Coloro che si occupano a tempo pieno del lavoro di ricostruzione delle circostanze e cause degli incidenti stradali sono poche centinaia in Italia; sono raggruppati in alcune associazioni, tra le quali sono maggiormente emerse negli ultimi anni l’ASAIS (Associazione per lo studio e l’analisi degli incidenti stradali) ed EVU sezione italiana di EVU Europa che raccoglie i periti europei. Chi li conosce, fuori dall’ambito giudiziario-assicurativo, in occasione di esigenze civili e penali legate agli incidenti stradali più gravi, quasi esclusivamente di quelli mortali? Eppure, il loro statuto prevede anche un contributo per la prevenzione degli incidenti stradali, perché chi conosce le cause di un fenomeno non può non conoscere anche i rimedi più efficaci.
Negli ultimi mesi, il lavoro svolto in ambito sociale, con seminari pubblici in varie parti d’Italia, è culminato in alcuni eventi che hanno fatto scoprire il ruolo del PAR (Perito analista ricostruttore) a molte persone ed enti pubblici. Dopo la presentazione allo scorso governo, di un testo contenente “Proposte e progetti per la prevenzione degli incidenti stradali”, i PAR hanno partecipato ad alcuni eventi significativi, che è bene far conoscere, innanzitutto agli stessi consulenti membri delle varie associazioni italiane, perché prendano coscienza del loro importante ruolo sociale.
Per il lavoro che facciamo, siamo ben consci dell’importante contributo che ognuno di noi può dare alle ricerche sulla sicurezza stradale: nessuno come noi conosce a fondo certi aspetti causali dell’incidente, questo evento complesso di cui tutti parlano e notano importanti elementi, ma di cui noi professionalmente, tutti i giorni, analizziamo “per mestiere” le cause; è paradossale che molti cosiddetti esperti continuino a ribadire che si dovrebbero fare ricerche e studi per risalire alle cause dell’incidente, e noi queste cause le sappiamo già, le indaghiamo in tutti gli incidenti mortali o gravi di cui ci occupiamo.
Quando però gli organismi politici chiamano a raccolta esperti e associazioni per avere un parere, finora raramente qualcuno di noi viene invitato, anzi la società civile nemmeno sa che esistiamo e che cosa facciamo; vengono infatti invitati non singoli cittadini o professionisti, ma associazioni e gruppi (Ass. Vittime della Strada, Polizie, Uffici Tecnici, Ass. Ciechi, Invalidi, Ass. Medici, Psicologi, ecc.); se quindi non fosse nata ASAIS, noi non potremmo far sentire la nostra voce e dare il nostro contributo, che per adesso è solo una consulenza a titolo di “volontariato umanitario”, ma che potrebbe e dovrebbe diventare un contributo professionale, destinato un giorno a diventar un lavoro quanto quello delle perizie (che, non dimentichiamolo, potrebbero notevolmente cambiare, col tempo, diventando meno numerose e diversamente retribuite).
E’ stato quindi un momento storico quello che ha visto il Pres. Pietrini comunicare sia davanti alla Commissione Regionale il nostro contributo, depositando anche una relazione scritta che entrerà negli atti della pubblicazione e forse del disegno di legge che ne verranno prodotti. Lo stesso si è ripetuto al Convegno della Università Cattolica. Non dimentichiamo che ognuno di noi periti analisti ricostruttori era rappresentato da Pietrini, mentre parlava. E qui va dato anche il giusto riconoscimento e merito a lui, e a coloro che hanno fatto “nascere” e progredire ASAIS (soprattutto i soci fondatori, anche nelle difficoltà dei primi tempi; ma anche ciascuno di noi, avendo scelto di aderire a questa associazione), perché hanno reso possibile l’ingresso ufficiale del nostro lavoro dentro aspetti e ambiti sociali, che potrebbero dare lustro, e speriamo anche mercato lavorativo, alla nostra professione.
Io stesso sono presente come consulente nei lavori delle Commissioni regionali; anche questo è un evento, si tratta di una consulenza non relativa a un incidente stradale come siamo abituati a fare, ma all’intero problema della sicurezza stradale in Italia. Si dovrà verificare alla fine dei lavori, se la nostra capacità di guardare “dentro l’incidente” sia in grado di fornire analisi e risposte utili a chi è abituato a osservare l’incidente solo “dall’esterno”. Ne darò notizia dettagliata solo al termine dei lavori.
Anche questo avvenimento ci ha visti protagonisti, anzi in questo caso si tratta del riconoscimento che, senza di noi, nemmeno sarebbe nata questa Unità di ricerca Psicologica, che ha proposto al mercato italiano una specialità professionale finora da noi sconosciuta, mentre è già sviluppata in altri Paesi; esiste a Merano un simile organismo, ma il Centro di ricerca sorto a Milano, lo hanno riconosciuto tutti fin dalle prime battute e presentazioni, presenta la novità di non essere costituito solo da psicologi, ma contiene al suo interno altri esperti, come noi periti ricostruttori: gli psicologi e ricercatori universitari hanno “scoperto” questo campo di lavoro grazie al nostro contributo di analisi degli incidenti; senza noi “tecnici di laboratorio” che mettiamo sotto la lente del microscopio degli psicologi, il nostro materiale quotidiano (i nostri casi ricostruiti alla moviola), essi non avrebbero potuto svolgere le ricerche che hanno presentato al convegno. Al mattino, dunque, Pietrini ha ripetuto il suo intervento, conversando davvero con competenza e autorità, riconosciuta da lunghi applausi, con i rappresentanti della politica, della ricerca universitaria e degli Psicologi professionisti. Anche il sottoscritto è stato citato, durante la tavola rotonda, per tre volte, e lo voglio comunicare non per vanto, ma perché anch’io rappresentavo tutti voi: prima è stata la prof. Ciceri a ricordare il ruolo del perito ricostruttore nella neo-nata Unità di Ricerca, poi il Presidente della Associazione Psicologi Lombardia Dott. Molinari (che anche dopo il convegno ha confermato l’interesse a proseguire i contatti tra psicologi professionisti e periti ricostruttori) e infine il rappresentante della Regione Lombardia, del cui intervento ricordo un passaggio, che ci interessa tutti: ha detto che gli Psicologi italiani sottovalutano il ruolo della Psicologia nell’infortunistica stradale (infatti è indubbio che negli ultimi 50 anni sono stati quasi assenti), tanto è vero che egli sentì parlare per la prima volta dell’importanza decisiva dei fattori psicologici nell’infortunistica stradale, nel 1985 (quando pubblicai la mia tesi di laurea che ha tale titolo) da parte di un non-psicologo.
L’intervento di Antonio Pietrini ha ricordato la specificità del nostro contributo nell’analisi delle cause, mostrando esempi significativi di quei fenomeni che pochi come noi conoscono; ha mostrato anche come noi abbiamo già dato corpo a proposte concrete nel campo dell’educazione stradale (implicito il riferimento al decennale lavoro di Simoncini), della educazione alla sicurezza nei posti di lavoro, della più razionale esecuzione dei rilievi planimetrici delle autorità, dello studio degli psicologi sui fattori umani; ha giudicato anche, con un intervento acuto e applaudito, l’influsso deleterio di una certa informazione e cultura giornalistica nel criminalizzare i comportamenti colposi presentandoli in un modo che diseduca la maggior parte degli utenti della strada.
Il convegno ha avuto alcuni momenti di grande interesse scientifico. La relazione del Prof. Dorfer di Merano ha descritto lo stato delle cose (differenze tra mondo nord-europeo e italiano). Il prof. Underwood ha riferito l’esisto di una straordinaria ricerca, che io sto citando già nelle note a qualche relazione di perizia, con questa frase (che riporto, ne riassume qualche dato utile: “ Tale ricerca eseguita in Gran Bretagna (pubblicata sulla autorevole rivista scientifica JORNAL OF RESEARC) ha dimostrato (grazie alla registrazione con telecamere del movimento oculare e della scena antistante il veicolo) che il 78% degli incidenti sono provocati dalla distrazione del conducente. La ricerca ha interessato 241 persone, monitorate per un anno intero con 5 telecamere montate su ciascun veicolo; in un anno, sono rimaste coinvolte in 82 incidenti stradali (interamente filmati, registrando ciò che in quel momento il conducente stava guardando) e in 761 “quasi incidenti”; negli incidenti, nel 78% dei casi il conducente era distratto e lo era nel 65% dei quasi incidenti. La ricerca è stata esposta dal prof. Unwerwood in Italia al Convegno sulla Psicologia del Traffico svoltosi il 19/4/2008 all’Università Cattolica di Milano.)
La prof. Ciceri, nominata dal Prof. Antonietti (membro del nostro Comitato scientifico) quale direttrice dell’Unità, ha esposto una innovativa teoria sul ruolo delle emozioni nella percezione del rischio (tema molto interessante anche nella ricerca sull’intervallo psicotecnico di reazione).
E’ stato un momento “storico” anche per me, in quanto ho presentato la continuazione delle ricerche del Gemelli (medico e psicologo fondatore dell’Università Cattolica di Milano) su questo argomento, di cui tutti noi conosciamo l’importanza nelle nostre perizie; l’IPTPR costituisce un caleidoscopio entro il quale si possono analizzare tutte le componenti causali dell’incidente, anche per gli altri ricercatori interessati alla prevenzione. Recentemente, anche un docente dell’Università statale di Milano ha riconosciuto che le ricerche della Psicologia sono ferme, in Italia, ai risultati degli studi del Gemelli, fino agli anni ‘50. Il prof. Antonietti, introducendo il convegno, lo ha anch’egli riconosciuto, dicendo che la neonata ricerca ne riprendeva in mano per così dire il “testimone”. Quando avrò modo di presentarvi i miei studi sull’Intervallo Psicotecnico, completati dalle ricerche Ciceri-Antonietti, sarete voi per primi a valutare autorevolmente e validare da periti ed esperti, se davvero siamo riusciti ad aggiungere conoscenze utili e nuove, alle risultanze del Gemelli (che, quale esperto del Ministero, aveva anche misurato quel “minuto secondo” di percezione-reazione media che noi tutti utilizziamo). A titolo personale, non posso nascondere la mia soddisfazione per il fatto che, nella mia tesi di laurea del 1985, avevo già esposto e scoperto risultati che adesso la ricerca scientifica sta riproponendo (i risultati del prof. Underwood c’erano già tutti, nella mia ricerca); a dimostrazione, e l’ho detto per prima cosa nel mio intervento, che con una semplice lente d’ingrandimento (ovvero col nostro lavoro di periti) si possono vedere dentro pochi incidenti, elementi che altri studiosi con potenti cannocchiali (analogia con i ricchi mezzi dei ricercatori stranieri) osservano nel cosmo di innumerevoli e lunghe ricerche su migliaia di casi; il nostro guardare “dentro i singoli incidenti” fa scoprire le leggi che determinano tutti questi eventi, così come ogni atomo contiene lo stesso schema del sistema solare e forse dell’intero universo. Anzi, mentre la stupenda ricerca del Prof. Underwood si è arenata su una domanda con cui ha concluso il suo intervento (“ora che abbiamo capito quanto sia importante la disattenzione, ci chiediamo: come si può interagire e influenzare l’attenzione?”), le ricerche sull’ingrandimento di pochi casi ci hanno consentito di trovare già la risposta: infatti, lo stesso documento che Asais, insieme ad Aicis e al Dipartimento Psicologia della Cattolica, aveva presentato in febbraio 2007 al Ministero dei Trasporti (un altro evento, che noi stessi non abbiamo diffuso e analizzato nella sua portata storica) conteneva alcune applicazioni pratiche di una teoria sulla possibilità di influenzare efficacemente l’attenzione evitando ab origine l’insorgere dell’incidente stradale.
Quanto ho esposto nei tre titoli precedenti è comunque un elemento piccolo come un seme, che ha in sé molti possibili sviluppi, in attesa che circostanze esterne ad esso, non dipendenti da noi, gli permettano di nascere e svilupparsi. E’ necessario essere pronti, però, al momento in cui la società civile potrebbe accorgersi della unicità del nostro apporto, chiedendoci sia di dare un sostanziale contributo alla Sicurezza stradale, sia di approfondire meglio – nel corso delle nostre perizie – quel fattore umano che già costituisce una differenza sostanziale del modo “italiano” di svolgere il lavoro peritale.
Roberto Breda